Anello della Valle dei Mulini di Calto con i bambini un viaggio autentico nel cuore dei Colli Berici | Dolomitiebambini - Dolomiti & Bambini

Dolomiti & Bambini
passione per la montagna
Vai ai contenuti
ANELLO DELLA VALLE DEI MULINI DI CALTO
24 Marzo 2026
Anello della Valle dei Mulini di Calto: un viaggio nel cuore autentico dei Colli Berici
Un’escursione che racconta una storia
Camminare nell’anello della Valle dei Mulini di Calto significa immergersi in uno dei volti più autentici dei Colli Berici. Nonostante vengano spesso chiamati “monti” per alcune caratteristiche morfologiche, questi rilievi sono in realtà una dolce dorsale rocciosa che si sviluppa subito a sud di Vicenza.
È un percorso che non punta sulla fatica, ma sulla scoperta: un susseguirsi di ambienti diversi, tra boschi freschi, antichi manufatti rurali, vecchi mulini e scorci che raccontano secoli di vita silenziosa. La distanza contenuta e il dislivello moderato lo rendono un itinerario accessibile a molti, ma ciò che conquista davvero è la varietà di ciò che si incontra passo dopo passo.
La primavera è senza dubbio il momento ideale per percorrerlo: la valle si risveglia, i colori si accendono e l’aria profuma di nuovo. È una di quelle escursioni che non hanno bisogno di grandi numeri per lasciare il segno; basta lasciarsi guidare dal ritmo del sentiero e dalla storia che ancora si respira lungo la valle.
Come arrivare a Calto
Raggiungiamo la zona in auto, imboccando l’autostrada verso Vicenza e uscendo a Montecchio Maggiore. Da lì seguiamo le indicazioni per Brendola e la Val Liona, fino ad arrivare in pochi minuti alla piccola frazione di Calto, tra i territori di Villaga e Zovencedo.
Il punto di partenza è semplice da individuare: proprio davanti alla Clinica Dentale di Calto, dove si trovano anche diversi spazi comodi per parcheggiare lungo la strada.
L’inizio del sentiero e la prima deviazione
Con la clinica alle spalle, teniamo la sinistra fino a raggiungere alcuni cartelli posizionati difronte a un’unica casa gialla. Da qui seguiamo le prime indicazioni per il Covolo dell’Uomo di Neandertal, svoltando a destra e imboccando un sentierino che sale tra la vegetazione, costeggiando la casa.
Nemmeno il tempo di scaldare le gambe e già ci troviamo davanti alla prima deviazione: pochi metri di salita portano infatti al Covolo di Neandertal, un importante sito archeologico che ha restituito resti di fauna (cacciata dai Neandertal), strumenti in pietra e, in particolare, resti umani.
Il covolo principale purtroppo non è visitabile, ma proprio accanto ce n’è un altro che permette comunque di curiosare e immaginare la vita di migliaia di anni fa.
Tra sentieri silenziosi e antiche cave
Riprendiamo il cammino tornando sui nostri passi e proseguendo lungo il sentiero 63, che continua dritto passando dietro l’abitazione e addentrandosi sempre più nella vegetazione. La salita rimane costante ma mai impegnativa, un’ascesa morbida che permette di godersi il paesaggio senza fretta.
Attraversiamo la zona dei Prati Aridi, un ambiente particolare e ricco di biodiversità, fino a raggiungere – dopo circa 1,8 km – un bivio.
La deviazione verso la Cava Cice
Qui vale la pena fare la seconda deviazione della giornata: una breve salita conduce alla Cava Cice, un’antica cava sotterranea che racconta la lunga tradizione dell’estrazione della Pietra tenera di Vicenza.
Il sentiero si arrampica dolcemente fino a uno spiazzo aperto, dove si trovano tre punti di grande interesse:
• La “Sengia dei Meoni”
Un’abitazione rupestre sorprendente, ricavata direttamente nella roccia e abitata fino al 1959 dalla famiglia Meoni. La casa originaria era su due livelli: al piano inferiore l’ingresso, la cucina con focolare e secchiaio; al piano superiore le camere da letto. Una saetta caduta dal camino durante un temporale costrinse gli ultimi abitanti ad abbandonarla, lasciando intatto un frammento di vita rurale d’altri tempi.
• Il Museo della Pietra
Ricavato all’interno della Priara de Cice, è un ambiente suggestivo fatto di grandi sale e soffitti scolpiti dalle geometrie dell’estrazione. Anche se non è possibile entrare liberamente, osservare l’interno attraverso le grate è già un’esperienza affascinante: sembra di intravedere il lavoro e il sudore di generazioni di cavatori.
• I pannelli informativi
Diversi pannelli illustrativi raccontano la storia della zona, dell’attività estrattiva e della vita che ruotava attorno a queste cavità.
Un salto al Lavatoio Fontana della Villa
Terminata la visita, torniamo al bivio e iniziamo la discesa. Poco dopo, un cartello invita a un’ulteriore deviazione verso il Lavatoio Fontana della Villa. Bastano pochi passi per raggiungerlo: un piccolo angolo di memoria popolare, dove un tempo si lavavano i panni e si scambiavano storie di paese.
Il sentiero qui termina, quindi rientriamo sui nostri passi per proseguire finalmente in direzione Zovencedo.
Verso Zovencedo: quando le indicazioni spariscono
Se fino a questo punto la segnaletica era già piuttosto discreta, una volta arrivati qui… semplicemente scompare. È uno di quei momenti in cui ci si guarda attorno pensando: “E adesso?”.
Niente panico: dal sentiero da cui siamo arrivati, basta tenere subito la destra, attraversare un piccolo parcheggio e poi il parco giochi che si trova appena oltre. Alle sue spalle una scalinata in legno conduce a incrociare la strada principale.
Seguendo finalmente l’Alta Via dei Berici
Una volta sulla strada, proseguiamo dritti. Superate le prime due case, svoltiamo a destra: da qui in avanti possiamo affidarci ai cartelli dell’Alta Via dei Berici, che diventano il nostro nuovo punto di riferimento.
Il percorso passa dietro un’abitazione e ci porta fino a una croce, dove troviamo le indicazioni per la Fontana della Cazzola.
Scendiamo leggermente seguendo il sentiero fino al punto in cui dovrebbe trovarsi la fontana. Probabilmente sarebbe servita un’ulteriore piccola deviazione per raggiungerla davvero, ma questa volta decidiamo di non cercarla e continuiamo direttamente lungo il percorso principale.
Il Mirador Calto Val Liona: un balcone naturale sulla valle
Il sentiero riprende a salire, fino ad uscire dal fitto bosco. All’improvviso, sulla sinistra compare un’abitazione, mentre sulla destra si apre un panorama che toglie il fiato: la Val Liona si distende davanti a noi in tutta la sua quiete.
Un cartello lo conferma: Mirador Calto Val Liona. Due panchine, posizionate nel punto perfetto, invitano a fermarsi e respirare la bellezza del luogo.
È mezzogiorno, il sole scalda senza esagerare e la tranquillità è totale. Non serve pensarci troppo: questo diventa il nostro luogo ideale per una pausa. Ci sediamo, apriamo lo zaino e ci godiamo il nostro pranzo al sacco con una vista che vale più di qualsiasi ristorante panoramico.
Tra ulivi e sorprese: l’incontro con il Moai della Val Liona
Dopo la pausa panoramica riprendiamo il cammino, seguendo il sentiero che si snoda tra gli ulivi. In realtà, più che la segnaletica, è un dettaglio decisamente insolito a indicarci la direzione giusta: il Moai della Val Liona.
Si chiama Toki, è scolpito nella pietra di Vicenza e veglia sulla valle come un guardiano silenzioso. La Val Liona, con la sua forma allungata che si insinua tra i Colli Berici fino ai piedi di Zovencedo, sembra davvero un luogo che merita una protezione speciale.
Superata questa imponente scultura, il sentiero continua tra prati aperti e spazi luminosi, per poi rientrare gradualmente nella vegetazione. Poco dopo incrociamo una prima stradina sterrata: teniamo la destra e proseguiamo fino a raggiungere una seconda strada, questa volta asfaltata, Via Costabella.
Seguendo le tracce dell’Alta Via dei Berici
Da qui in avanti ci guidano i piccoli cartelli dell’Alta Via dei Berici e alcune frecce gialle o nere dipinte a terra (anche se le vedremo in senso contrario). Teniamo sempre la destra, iniziando a scendere lungo la strada.
Alla prima abitazione che incontriamo, svoltiamo a sinistra. Passiamo accanto a un recinto con alcuni cavalli e, poco dopo, il sentiero ricomincia a salire fino a portarci nei pressi di Case Geronchi.
Seguiamo ancora le frecce: prima a destra, poi – una volta raggiunte le case – di nuovo a sinistra.
Il percorso ora si allunga per un tratto più lineare, attraversando prima il margine del bosco e poi sbucando sulla strada principale.
Il rientro verso la Valle dei Mulini
Attraversiamo la strada e, restando sul marciapiede, teniamo la destra seguendo le prime indicazioni per il Percorso Naturalistico Valle dei Mulini di Calto.
Dopo pochi minuti un altro cartello ci invita ad attraversare nuovamente la strada e a scendere verso la valle. È il segnale che stiamo rientrando nel cuore dell’escursione, pronti a chiudere l’anello tra storia, natura e silenzio.
Nel cuore della Valle dei Mulini di Calto
La discesa ci porta finalmente dentro la Valle dei Mulini di Calto, un luogo che sembra sospeso nel tempo. Ci accolgono alberi in fiore che formano quasi un viale naturale: chiudendo gli occhi, pare di camminare verso l’ingresso di una villa antica.
Il rumore dell’acqua accompagna ogni passo e la mente corre a immaginare come doveva essere questo piccolo mondo non molti decenni fa, quando i mulini erano ancora vivi e operosi.
Passiamo accanto al primo ex mulino, poi al secondo, impreziosito da una splendida ruota che sembra ancora pronta a girare. Da qui le indicazioni ci guidano a scendere una scalinata che porta nella parte più bassa della valle.
Seguendo il corso dell’acqua e i pannelli informativi che raccontano la storia dei mulini, continuiamo a camminare immersi in un’atmosfera tranquilla e quasi fiabesca.
Il ritorno verso Calto
Il sentiero si allarga e diventa una strada sterrata che ci conduce fino alla strada principale, Via Calto.
Attraversiamo un piccolo gruppo di abitazioni e, in lontananza sulla sinistra, scorgiamo la Clinica Dentale di Calto, il punto esatto da cui eravamo partiti.
Proseguiamo lungo la stradina asfaltata, che a un certo punto richiede un’ultima svolta a destra. Un lungo rettilineo ci accompagna verso il parcheggio, chiudendo così l’anello della nostra escursione.
Conclusione: un anello che resta nel cuore
L’Anello della Valle dei Mulini di Calto non è un’escursione che punta sull’impresa, ma sull’essenza. È un percorso che invita a rallentare, ad ascoltare il bosco, a osservare i dettagli, a immaginare le vite che un tempo animavano queste colline.
Tra antiche cave, mulini silenziosi, panorami che si aprono all’improvviso e piccoli tesori nascosti, questo itinerario racchiude tutto ciò che rende speciali i Colli Berici: autenticità, storia e una natura che sa sorprendere senza clamore.
È una camminata che si ricorda per la sua semplicità e per la sua capacità di farci sentire parte di un paesaggio che, nonostante il passare del tempo, conserva ancora un’anima forte e riconoscibile.
Si torna alla macchina con le gambe leggere e la mente piena di immagini: il profumo degli alberi in fiore, il rumore dell’acqua, il silenzio delle cave, la vista sulla Val Liona. E con la sensazione che, prima o poi, questo anello meriti di essere percorso di nuovo.
Dislivello: mt 425
Lunghezza del percorso: km 9,1 tutto il giro
Tempo di percorrenza: 10 minuti per il Covolo dell’uomo di Neandertal, 40 minuti per la Cava Cice, 20 minuti per Zovencedo, 20 minuti per il Mirador Calto Val Liona, 1 ora e 30 minuti per la Valle dei Mulini, 25 minuti per tornare alla macchina;
Cartografia: Tabacco 1:25.000, Foglio 60, Colli Berici, Colli Euganei
______________________ SEGUICI SUI SOCIAL ____________________________
LASCIA UN COMMENTO
Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbbligatori sono contrassegnati *
Non sono presenti ancora recensioni.
0
0
0
0
0

Questo sito usa il controlla anti-spam Captcha.
Dolomiti & Bambini
Copyright © 2019 - 2026 - All rights reserved
Torna ai contenuti