ANELLO DI PINZANO
2 Maggio 2026
Ci sono sentieri che non hanno bisogno di
grandi altitudini per regalare emozioni, e l’Anello di Pinzano è uno di questi.
Una camminata che profuma di bosco e di acqua, dove il rumore del Torrente
Gerchia accompagna i passi e la luce filtra tra gli alberi come in un piccolo
teatro naturale. Siamo nel cuore del Friuli più autentico, dove la natura si
intreccia con la storia: si passa accanto all’Ossario Germanico mentre si apre
lo sguardo sulla stretta del Tagliamento, uno dei fiumi più selvaggi d’Italia.
È un percorso semplice, adatto anche alle
famiglie abituate a camminare, ma sorprendente nella varietà: guadi,
cascatelle, gallerie naturali, tratti di sottobosco morbido e panorami che
arrivano all’improvviso. Un anello che racconta un territorio sincero, fatto di
silenzi, di acqua che scorre e di storie che ancora oggi si possono ascoltare,
se ci si ferma un momento.
Punto di partenza, come arrivare e parcheggio
Il nostro punto di partenza è il Municipio di Pinzano al Tagliamento, un luogo comodo da raggiungere e perfetto per lasciare l’auto prima di incamminarsi lungo l’anello. Arrivando da Spilimbergo o San Daniele, si segue la strada principale fino al centro del paese: il Municipio si trova proprio lungo la via principale, ben segnalato e facilmente riconoscibile.
Il parcheggio è semplice: davanti al Municipio e nelle vie adiacenti ci sono diversi parcheggi liberi.
Inizio del sentiero
Con il Municipio alle spalle, si tiene la sinistra superando un mini-market. Poco dopo, dall’altro lato della strada, compaiono le prime indicazioni per il Castello. Si attraversa e si segue la strada asfaltata che, in leggera salita, porta oltre le ultime case del paese. A un bivio si abbandonano le indicazioni per il Castello e si tiene la sinistra: da qui inizia ufficialmente il nostro anello.
Sentiero 822 – Il bosco, i guadi e la cascata
Dopo un breve tratto su asfalto, un secondo bivio ci invita a tenere ancora la sinistra e seguire il sentiero CAI 822. La strada sterrata lascia presto spazio a un vero sentiero di bosco, fatto di saliscendi dolci e mai faticosi.
Lungo il percorso si dovranno superare in diversi punti le acque del Torrente Gerchia, mentre il bosco è un piccolo scrigno di profumi e colori: l’aroma intenso dell’aglio orsino, quello più delicato dell’erba cipollina selvatica, e poi i fiori che nei primi mesi primaverili trasformano il sottobosco in una tavolozza naturale. Anemoni bianchi, campanule viola, piccole macchie di luce che punteggiano il terreno e rendono il cammino ancora più piacevole.
Continuando sempre in discesa si arriva al punto più basso di questo giro. Dopo circa km 2,4 il bosco si apre e regala uno degli angoli più suggestivi del percorso: una splendida cascata (Cascata Sflunc), fresca e luminosa, perfetta per una pausa, per rinfrescarsi o per scattare qualche foto che racconti la magia del luogo. Un punto ideale anche per un picnic estivo, con il rumore dell’acqua a fare da colonna sonora.
La salita verso Samontan e Costabeorchia
Dalla cascata inizia la parte più impegnativa del giro: una salita che porta ai ruderi in Località Samontan. Borgata abbandonata di cui rimangono i ruderi di mura e pozzi. Luogo oggi immerso nel bosco, ma un tempo curato e che si trovava in una posizione soleggiata strategica, che favoriva la frutticoltura.
Si continua a salire, con tratti più sostenuti alternati a brevi momenti di respiro, fino a raggiungere una casa abitata in località Costabeorchia (mt 310), da cui si apre un bellissimo panorama. Il sentiero 822 passa dietro alla casa e continua ancora un po’ in salita, fino al punto più alto dell’escursione.
Da qui si scende rapidamente fino a sbucare su una strada asfaltata. Non ci sono cartelli, solo una freccia bianca dipinta a terra che indica di girare a destra. Dopo un breve tratto, attenzione: bisogna svoltare a sinistra per rientrare nel bosco.
Verso Cja Ronc e l’Ossario Germanico
Il sentiero torna piacevole, tra leggere discese e tratti in piano. Si attraversano altri ruderi, il piccolo borgo di Cja Ronc, fino a sbucare sulla strada statale.
Seguendo le indicazioni per l’Ossario, si attraversa la strada e si prosegue tenendo la sinistra. Dopo un breve tratto su asfalto (attenzione alle auto), si rientra su sentiero. La salita è leggera, poi il percorso scende nuovamente e porta all’Ossario Militare di Col Pion. Poco prima di arrivare si supera un cancelletto, da richiudere, perché l’area dell’ossario è stata ora adibita all’allevamento di Capre.
Questa costruzione avrebbe dovuto raccogliere i resti dei militari tedeschi caduti nella battaglia del 1 Novembre 1917.
L’idea risale al 1937 per volere dello stesso Reich di Adolf Hitler che, grazie ai buoni rapporti con l’Italia fascista di Mussolini, aveva potuto acquistare questi terreni.
Complice le vicende della Seconda Guerra Mondiale, i lavori vennero interrotti. Ciò che era stato costruito venne riconvertito in presidio militare per la difesa del ponte di Pinzano. Per questo motivo l’ossario venne pesantemente bombardato e al termine del conflitto venne definitivamente abbandonato senza aver mai ospitato nessuna salma.
Vicino all’ossario si trovano anche delle tabelle informative che ne spiegano la storia.
Costeggiando la parte sinistra dell’ossario si apre una vista meravigliosa sul Tagliamento, una delle più belle dell’intero percorso.
Ritorno a
Pinzano
Lasciato l’ossario, si supera un secondo
cancelletto e si scende nuovamente verso la strada statale. Si attraversa il
ponte, si sale la scalinata che si trova di fronte e si rientra nel centro di
Pinzano. Da qui, in pochi minuti, si torna al parcheggio.
Dislivello: mt 375
Lunghezza del percorso: km 8,9 tutto il giro
Tempi di percorrenza: 50 minuti per la cascata, 30
minuti per la località Costabeorchia, 1 ora e 20 minuti per l’Ossario, 20
minuti per tornare al Municipio
Cartografia: Tabacco 1:25.000, Foglio 28, Val
Tramontina – Val Cosa, Val Meduna – Val d’Arzino
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