RIFUGIO TITA BARBA
19 Agosto 2026
Il Cadore è una terra che non smette mai di
sorprendere: laghi che brillano al sole, boschi profondi, vette che sembrano
scolpite nel cielo. E poi ci sono quei luoghi che restano un po’ defilati,
lontani dalle folle e dalle rotte più battute. Il Rifugio Tita Barba è
uno di questi: un piccolo gioiello incastonato tra prati d’altitudine e silenzi
che sembrano antichi.
Punto di
partenza: Rifugio Padova
Si raggiunge facilmente in auto da Domegge di
Cadore, scendendo verso il Lago Centro Cadore e seguendo le indicazioni per
il rifugio. La strada è la classica salita di montagna, stretta e un po’
dissestata, ma percorribile senza problemi, l’importante è procedere con
cautela.
Nel periodo estivo, dal 15 Giugno al 15
Settembre, oltretutto è regolamentata da orari: transito solo in salita dalle
11 alle 14, transito solo in discesa dalle 14.30 alle 16.30. Transito libero in
entrambi i sensi dalle 17.30 alle 10.30.
Si parcheggia a Pra di Toro (1300 m),
pochi metri sopra il rifugio. Una sbarra verde e una struttura in legno con il
disegno del Rifugio Padova danno il benvenuto. Da qui una breve sterrata,
incorniciata da sculture in legno, scende dolcemente verso il rifugio.
Sito in una radura ai piedi della catena dei
Monfalconi e Spalti di Toro, il posto sarebbe già perfetto per fermarsi: un
bellissimo parco giochi con altalene, scivolo, una riproduzione in miniatura
del rifugio e altre capanne in legno, il tutto contornato da tante altre statue
in legno, l’atmosfera familiare e dei prati talmente perfetti e curati da
sembrare quasi finti.
Ma il nostro sentiero parte proprio qui.
Il sentiero 352: nel cuore del bosco
Il sentiero 352 inizia di fronte al rifugio e si addentra subito nel bosco.
Il sentiero che parte dal Rifugio Padova è famoso per le sculture in legno che rappresentano creature fantastiche: folletti, anguane, animali immaginari… e soprattutto i Narli, spiriti che secondo la tradizione locale abitano guglie e campanili degli Spalti di Toro e che, di tanto in tanto, scendono nei boschi con sembianze di piccoli elfi.
Nei primi metri infatti compaiono ancora le sculture in legno che accompagnano fino a Casel de Col (1451 m).
La salita iniziale è ripidissima: un chilometro che mette alla prova anche le gambe più allenate. È quel tipo di salita che ti fa pensare “ok, dopo questo tratto spiana”… e invece continua ancora un po’.
Superato Casel de Col, il sentiero inizia a scendere prima dolcemente poi in modo deciso, facendo perdere buona parte della quota guadagnata e conducendo fino al torrente Ru De Val. Si attraversa il torrente grazie ad un ponticello di legno e si arriva in località Valle (1360 m).
La seconda salita: lunga, ripida, silenziosa
Da qui si ricomincia a salire. Il bosco avvolge tutto: tratti ripidi, qualche zig-zag che aiuta a prendere fiato. È un ambiente selvatico, fresco, lontano da qualsiasi rumore umano.
Dopo una salita lunga e ripida si arriva in località Le Palù (1660 m), dove il bosco si apre all’improvviso: una radura luminosa, quasi una sorpresa.
Casera Vedorcia: la montagna come dovrebbe essere
La salita si addolcisce e si prosegue in mezzo a prati verdissimi fino ad arrivare a Casera Vedorcia (1704 m) sita in una vera e propria terrazza naturale. Qui il panorama si apre sulla Catena degli Spalti di Toro, e il silenzio è rotto solo dai campanacci delle mucche al pascolo.
Una volta arrivati qui si può proprio dire che il più è fatto, al rifugio manca davvero poco.
Arrivo al
Rifugio Tita Barba
L’ultimo tratto è su comoda strada sterrata. Il
Rifugio Tita Barba (mt 1821) appare all’improvviso: piccolo, accogliente, con
il legno che profuma di tradizione. All’interno, pochi tavoli e un caminetto
per le giornate più fredde, che comunque crea quell’atmosfera particolare.
Fuori nel prato circostante vari tavoli
all’aperto con ombrelloni colarti per ripararsi durante le giornate più calde e
dove potersi sedere per gustare un buon piatto del rifugio e respirare quel
senso di pace che solo certi rifugi sanno dare. Nei periodi di maggiore
afflusso è consigliata la prenotazione.
La terrazza
panoramica
Prima di ritornare, non ci si può far mancare anche la visita al meraviglioso punto
panoramico: poco sopra il rifugio c’è una terrazza
naturale che regala una vista incredibile sul Centro Cadore, sul Pelmo,
sull’Antelao e sulle cime circostanti. Da
restare veramente a bocca aperta!
Per il ritorno, si ripercorre lo stesso sentiero
di andata.
Considerazioni
finali
Un’escursione bellissima ma allo stesso tempo
impegnativa: salite molto ripide, dislivello importante e quel tratto
centrale in discesa che poi va recuperato.
Con bambini è fattibile solo se allenati e
abituati alla fatica del camminare in montagna con certe pendenze.
Ma la ricompensa è enorme: un Cadore autentico,
silenzioso, lontano dalle code e dai luoghi sovraffollati. Una montagna che sa
ancora raccontare storie.
Dislivello: mt 840
Tempo
di percorrenza: 2 ore per Casera Vedorcia, 20 minuti per il
Rifugio Tita Barba
Lunghezza
del percorso: km 9,9 complessivi tra andata e ritorno
Cartografia: Tabacco 1:25.000, Foglio 16, Dolomiti del Centro
Cadore
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1 recensione
Ste
04 Giu 2025
Farla con i bimbi è da pazzi!
La salita non è ripida, di più ed è sempre sempre in salita, non c è un momento che pianeggi
Mi meraviglia e stupisce che venga proposta in un sito del genere
La salita non è ripida, di più ed è sempre sempre in salita, non c è un momento che pianeggi
Mi meraviglia e stupisce che venga proposta in un sito del genere
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